VISION

Dipingo perché non potevo fare altrimenti.

Non come scelta tra le possibili, ma come riconoscimento di qualcosa che era già lì — presente sin dall’infanzia, rimasto in attesa più a lungo del dovuto. La pittura non è arrivata: è riemersa come unico linguaggio in cui mi riconosco senza riserve.

La mia ricerca pittorica nasce da una necessità profonda: comprendere e rendere visibile l’energia che attraversa la vita in tutte le sue forme. Non l’immagine delle cose, ma ciò che le muove. Non la superficie del mondo, ma la forza che la attraversa.

Dipingo come se la materia fosse un luogo di dialogo. La superficie non è uno spazio da riempire, ma un campo vivo in cui stratifico, incido, altero e ricostruisco — lasciando emergere forme che non rappresentano, ma rivelano. Ogni opera è un processo aperto: non mi interessa l’immagine in sé, ma il processo che la genera: la tensione tra distruzione e nascita, il momento in cui una forza invisibile prende forma. In questo senso, ogni opera è un punto di emersione.

Non descrive qualcosa: accade.

Ciò che cerco è il punto in cui tutto si tocca: il principio dell’Uno e del Tutto, non come astrazione filosofica, ma come struttura reale dell’esistenza che la pittura tenta di toccare.

La mia pittura esiste tra espressione e simbolo: usa un linguaggio gestuale e materico per rendere percepibile ciò che normalmente non è visibile, costruendo immagini che restano aperte, attraversabili, mai definitive.

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